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Redenzione

Titolo: Redenzione
Capitolo: 4/?
Fandom: Frozen - il regno di ghiaccio
Pairing: Hans/Elsa
Beta: Yuki Delleran
Rating: ROSSO



CAPITOLO 4

Non c’era possibilità di far durare un ricevimento per sempre, ed Elsa si sentì sollevata e inquieta allo stesso tempo quando le danze si chiusero definitivamente e la regina dovette fare i suoi saluti mentre gli invitati porgevano gli ultimi omaggi alla coppia reale. In mezzo alle altre persone era stato facile non avere a che fare con il verme al di là delle finzioni di cortesia che il protocollo aveva richiesto, ma ormai era giunto inesorabile il momento in cui avrebbe dovuto trovarsi faccia a faccia con lui, da soli, per mettere in chiaro un altro paio di cosette.

avrebbe preferito congelarlo all’istante piuttosto che rivolgergli ancora la parola ma pazienza.

Anna e Kristoff si erano congedati anzitempo, mentre erano ancora fuori nelle stalle: Anna era inconsolabile, come Elsa aveva previsto, e tutti avevano preferito salutarsi lontano da occhi indiscreti che avrebbero finalmente colto, senza ombra di dubbio, tutto il dramma celato dietro all’atmosfera di gioia che aveva caratterizzato la giornata di tutti gli abitanti di Arendelle.

Anche Olaf era partecipe della situazione pesante, ma era altrettanto preso dal nuovo amico, il pupazzo smemorato che sembrava turbato dal non ricordare il proprio nome. Anna, una volta, aveva raccontato ad Elsa del suo primo incontro con Olaf mentre stava cercando la sorella sulla Montagna del Nord, e il pupazzo non l’aveva riconosciuta, né sembrava ricordare il giorno in cui era stato costruito dalle sorelle bambine. Probabilmente la stessa amnesia era presente nel nuovo pupazzo. Eppure Olaf aveva ricordato il proprio nome e la propria caratteristica principale, amare i caldi abbracci, mentre l’altro pupazzo ricordava soltanto quella strana filastrocca … per non parlare della sua cecità. Era strano che il nuovo pupazzo sembrasse turbato solo dalla sua amnesia e non dalla sua menomazione agli occhi. Che fosse sempre stato cieco? Certo questo avrebbe spiegato il suo comportamento, e certo avrebbe placato il timore della sovrana di aver in qualche modo provocato lei quella menomazione …

Tempo di abbandonarsi a quei pensieri, e appena Elsa tornò al presente, si accorse che il salone era ormai deserto, fatta eccezione per la sgradevole presenza al suo fianco, che la scrutava con divertita indifferenza.

“Siete così stanca che vi addormentate in piedi, moglie?” mormorò Hans accennando un sorrisetto beffardo.

No, decisamente non voleva iniziare alcuna conversazione col verme. Girò i tacchi e si diresse a passo sostenuto verso l’ala privata del castello.

Il verme la stava seguendo, senza fretta apparente ma sostenendo il passo allo stesso modo. Non intendeva raggiungerla, né fermarla, semplicemente la seguiva. Era irritante.

Giunti davanti alla porta della camera da letto, Elsa ritrovò la sicurezza che, lungo i corridoi, sembrava essere stata sul punto di abbandonare. Non dormiva più nella stanza in cui aveva vissuto da bambina. Era l’area della nursery, dopotutto, e ora lei era la regina, senza contare poi il fatto che proprio non aveva alcun desiderio di dormire tra le mura dove era stata tanto infelice.

No, adesso la sua stanza da letto era una stanza regale, da donna adulta, con al centro, appoggiato al muro, il talamo nuziale. Ma nonostante il grande cambiamento, Elsa era decisa a ripristinare una sua vecchia tradizione, stavolta senza alcun dispiacere: chiudere a oltranza la porta in faccia a qualcuno di indesiderato.

Sfortunatamente per lei, la mano saldamente appoggiata alla porta, che le impediva di chiuderla dietro di sé, fece ben comprendere ad Elsa che l’impresa non sarebbe stata così semplice come lo era stata anni addietro con Anna.

“Buonanotte, principe Hans” disse a denti stretti la regina, facendo forza con le mani per chiudere la porta.

“Non potete tenermi fuori dalla porta, Elsa” ribatté il verme, e per sicurezza pose il piede tra la porta e intercapedine per evitare che la ragazza raggiungesse il suo scopo.

“Oh sì che posso. Il castello non manca di stanze da letto. Trovatene un’altra”.

“Se non vi spiace, vorrei dormire con mia moglie”.

“In effetti sì, mi dispiace”.

“Non vorrete suscitare i pettegolezzi dei domestici?”

“I nostri domestici sanno essere molto discreti. Come credete che abbia fatto a tenere nascosto il mio potere per oltre dieci anni?”.

“Ci siete riuscita per perché voi volevate tenere nascosto il vostro potere. Cosa vi fa credere che io voglia tenere nascosta la vostra reticenza?”.

“Principe Hans …” sospirò con lieve esasperazione Elsa.

“Se desiderate, potete chiamarmi soltanto Hans. Siamo sposati ora”.

“… Principe Hans, appunto, siamo sposati. Avete il titolo che avevate tanto ambito. Il vostro scopo è stato raggiunto” .

“Dunque è questo che pensate” mormorò il giovane, più a se stesso che alla donna davanti a lui.

“Elsa, ascoltatemi. Non vi toccherò nemmeno con un dito ma è indispensabile che chiariamo alcuni punti il prima possibile, e possibilmente, non separati dalla porta. Fatemi entrare e sarò un galantuomo”. All’espressione scettica di Elsa, si vide costretto ad aggiungere con un sospiro “Non ci tengo a dare spettacolo ai domestici che potrebbero accorrere alle vostre grida”.

“Non avrei bisogno di chiamare alcun aiuto, fareste bene a ricordare che posso difendermi da sola” a conferma delle sue parole, una leggerissima brina ghiacciata fece la sua apparizione sullo stipite.

“Non mi riferivo a grida di paura o di aiuto” prima che Elsa potesse cogliere allusioni poco lusinghiere, si affrettò ad aggiungere “Proprio per via del vostro potere, potete sentirvi al sicuro dalle mie eventuali cattive intenzioni. Lasciatemi entrare. Per favore”. Aggiunse lo stesso sguardo che le aveva rivolto nella cella delle segrete quattro anni prima, mentre la supplicava di far tornare l’estate.

Che essere falso. Ma aveva ragione, non poteva farle nulla di male. Elsa lasciò la porta aperta e si allontanò da essa senza mai dare le spalle. Lasciò entrare il giovane che richiuse la porta mentre lei indietreggiava fino al camino che i domestici avevano provveduto ad accendere prima del loro arrivo.

“Ebbene, ditemi quello che avete da dire e poi uscite da qui!” esordì la regina senza tanti preamboli.

Hans si avvicinò al fuoco. Un po’ di calore gli avrebbe dato la forza per resistere a quelle parole di ghiaccio come colei che le aveva pronunciate.

“Pensate davvero che abbia ottenuto tutto ciò che desidero stasera? Siete mia moglie e siete una bellissima donna. Niente mi renderebbe più felice che toccare la vostra pelle e sentire se è liscia come il ghiaccio che sapete evocare”.

“Non pensate di poter lusingarmi con belle parole come avete fatto con mia sorella! Anzi, farmi ricordare ciò che le avete fatto rende ancor più controproducente tutto quello che avete appena detto!”.

“Oh, ma io sono sincero questa volta. Elsa, voi sapete chi sono, sapete cosa ho fatto, sapete cosa ho sempre voluto. Perché dovrei nascondere la mia indole se già l’avete scoperta?”.

“Quindi siate esplicito anche questa volta: cosa volete ancora da me?”

“Voglio voi, Elsa. Stringervi tra le mie braccia e farvi mia stanotte, la notte successiva e quella successiva ancora, finché morte non ci separi”.

Elsa rimase letteralmente a bocca aperta davanti a quella … oltraggiosa pretesa. Ma la sorpresa durò pochi istanti, mentre una gelida rabbia si impossessava di lei. Come osava anche solo pensare di fare con lei quelle … cose!

Si costrinse a mantenere la grazia che la contraddistingueva anche in quella situazione così scomoda.

“Non ci tengo minimamente a farmi sfiorare da una persona viscida come voi, principe Hans. Non vi farei toccare nemmeno le mie scarpe, se dipendesse da me. Invece è già troppo aver dovuto baciarvi in chiesa. Fatevelo bastare per il resto della vostra subdola esistenza!”.

“No” rispose Hans senza scomporsi.

“No?” ripeté Elsa innervosita oltre misura.

“Quel bacio è stato piacevole, malgrado la scarsa collaborazione da parte vostra, e non desidero proprio rinunciarvi d’ora in avanti”.

“Lo farete invece. Avete detto voi stesso che non avreste alzato un dito su di me senza il mio consenso.”

“Lo avrò”.

“Vaneggiate”

“No, sono realista.”

“Siete così sicuro che io possa desiderare … qualunque cosa con voi?!”

“Approfondiamo quel qualunque cosa” disse il principe accennando un sorrisino malizioso.

Elsa ignorò l’imbarazzante allusione. “Siete davvero pieno di voi se credete che io possa condividere i vostri desideri”.

“Non dovete per forza condividerli.”

“Cosa state dicendo?”

“Il contratto, Elsa” la voce di Hans divenne improvvisamente gelida come quello che aveva tenuto Elsa ... fino a quel momento

“Cosa c’entra il contratto adesso?” chiese Elsa, inquieta come mai era stata in tutta la giornata – il calore del fuoco nel camino iniziava a perdere la sua battaglia contro il freddo che stava aumentando nella stanza.

“Voi stessa avete accettato i termini del contratto nuziale che abbiamo stipulato. Arendelle avrebbe goduto dei vantaggi economici stipulati col mio Paese, e io avrei goduto dei privilegi di principe consorte”.

“Questo è esatto” convenne Elsa, non capendo dove volesse andare a parare ma allo stesso tempo timorosa di scoprirlo.

“Sono vostro marito, Elsa. Non credete forse che condividere il talamo nuziale con la regina sia un diritto del principe consorte?”.

“Ciò che dovrebbe accadere nell’intimità del talamo nuziale non ha a che fare con la politica. Il matrimonio è un contratto politico, il matrimonio è stato celebrato, il resto è solo un fatto privato!”

Elsa era profondamente convinta di quello che aveva detto, sulla base di questa convinzione aveva ingoiato il rospo e acconsentito ad unire la sua vita con quella del verme che la guardava così intensamente da farle distogliere lo sguardo, ora fisso imperterrito verso il camino, da cui le fiamme uscivano sempre più deboli.

Il tono di voce del principe tradiva la risatina repressa dalla sua risposta: “Un matrimonio non è valido se non è consumato. Potreste richiederne l’annullamento in qualsiasi momento.”

Quelle parole ebbero un effetto potente su Elsa. Le fiamme del camino si spensero all’istante, sconfitte dal clima gelido che si impose prepotente nella stanza. La maggior parte della luce era data dal fuoco del camino, le sporadiche candele accese nei candelabri non potevano emanare una chiara illuminazione. Le finestre erano ancora aperte; era molto tardi ma il cielo “era sveglio”. Il bagliore dell’aurora boreale contribuiva a dare alla stanza una tenue ma inquietante illuminazione spettrale che ben si conciliava con l’animo della regina.

La donna non aveva mai pensato che un matrimonio, per essere valido, necessitava di essere consumato! Lo sapeva dai suoi studi di politica, eppure era genuinamente convinta di non interessare al verme da quel punto di vista, lui voleva il trono, era stato esplicito su questo! Ma possibile che nessun ministro un po’ più navigato di lei avesse pensato di metterle la pulce nell’orecchio? … Come avrebbero potuto immaginare di doverlo fare, lei non aveva mai espresso esplicitamente il suo desiderio di conservare la propria verginità, non era certo argomento da esternare a cuor leggero!

“Non chiederò mai l’annullamento, principe Hans” tentò di temporeggiare Elsa “voi non volete me, volete Arendelle. Ora l’avete. In condivisione con me, però l’avete. Non datevi pena nel dover adempiere ai doveri coniugali, non siete obbligato a farlo”.

“Forse allora non sono stato abbastanza chiaro” Hans si avvicinò alla donna e si mise di fronte a lei, in modo da guardarla negli occhi e dare così forza alle sue parole. “Voglio tutti i privilegi che, in quanto principe di Arendelle, mi spettano. Tra questi privilegi, vi sono anche i diritti coniugali, Elsa. Voglio Arendelle e voglio la sua regina”.

Il gelo si fece più intenso, Hans iniziò a tremare ma mantenne imperterrito il suo contegno, deciso a imporsi. La voce di Elsa si fece, suo malgrado, più sottile e tesa.

“Non voglio farlo. Avete detto che non mi avreste forzata”.

“È vero. Non vi prenderò con la forza. Che ci crediate o meno, non sono quel tipo d’uomo. Ma in questo caso” aggiunse con una pausa significativa “sarò io a chiedere l’annullamento, e tutti gli accordi prematrimoniali andranno in fumo. Tornerò al mio Paese, e voi vedrete sprofondare nella miseria il vostro!”.

Hans tremava ancora, ma a quelle parole anche Elsa iniziò a rabbrividire, sebbene per una ragione diversa. Scattò lontano dal principe, dandogli le spalle, per ragionare sulle sue parole.

Una via di fuga, doveva esserci una scappatoia a quel pasticcio! Ma non lo trovava. Era un ricatto bello e buono, ma era perfettamente legittimo. Aveva accettato gli accordi, avrebbe dovuto pensarci prima. Era in trappola. E a malincuore, si vide costretta a cedere al ricatto del verme. Non aveva speso notti insonni ad aspettare quel matrimonio per poi permettere al principe di mandare tutto all’aria. Aveva bisogno del sostegno del Regno delle Isole del Sud e l’avrebbe ottenuto. Doveva solo … estraniarsi dall’atto che doveva compiere. Tutto sarebbe finito presto.

“Solo per stanotte. Con- consumeremo il matrimonio, e che sia finita”.

“Ti avrò ogniqualvolta lo desideri” continuò imperterrito il principe.

“Questo non è giusto!” sbottò Elsa e il vento iniziò a sibilare nella stanza portando con sé piccoli cristalli di neve.

“Questo è il matrimonio!” sbottò a sua volta Hans, iniziando a stufarsi della situazione (e del freddo, tanto per essere onesti). “Se la cosa ti può tranquillizzare, non ci tengo a stare con una donna che non desidera divertirsi assieme a me. Accadrà una volta ogni tanto, non sempre. Sono un uomo, non un monaco. Te lo dico ora, giusto per confermarti quanto detto all’inizio: non sento il bisogno di nasconderti niente”.

“Almeno su una cosa siamo d’accordo” un sottile strato di neve iniziò a posarsi su tutte le superfici e i mobili della stanza “non ci divertiremo. Né tu né io. Né stanotte né in tutte le notti che seguiranno”.

Non si voltò, non si mosse, non sentì il bisogno di fare altro che mantenere bassa la temperatura. Aveva finito di protestare.

Sentiva i passi del verme farsi più vicini e il rumore di qualcosa di leggero che toccava terra.

“Così sia” mormorò il principe dietro il suo orecchio.

Delicatamente, le sue dita, private della barriera dei guanti dell’uniforme (ecco cosa aveva provocato il lieve rumore sentito prima), scivolarono sui lacci di seta del corpetto e li sciolse senza alcuna fretta. Le sollevò le braccia, facendo lievemente pressione per forzare le membra irrigidite come quelle di una bambola. Una carezza sulle bianche braccia, e le mani del principe tornarono sul corpetto, lo afferrò e lo sfilò dalla testa della donna che continuava a rabbrividire al suo contatto. Le cinse i fianchi e la strinse a sé, facendo aderire i loro corpi. Elsa trattenne il respiro appena avvertì il contatto delle labbra tanto odiate nell’incavo del suo collo. Anche lui sospirava, mentre le sue dita tracciavano segni invisibili sulla pancia di lei con lentezza insistente. Sembrava voler prendersela comoda, in netto contrasto con il desiderio della regina che tutto fosse finito ancora prima di cominciare. Non essendo possibile, Elsa avrebbe quantomeno voluto che la consumazione del matrimonio finisse al più presto.

Le labbra non lasciarono l’incavo del collo della regina, ma percorrevano come una lumaca stanca tutta la sua lunghezza, fino a raggiungere l’attaccatura dell’orecchio. Elsa avrebbe voluto reagire appena sentì il tenero morso che Hans diede al suo piccolo lobo ma la sua mente lanciava segnali d’allarme nel percepire la salita inesorabili delle mani verso i suoi seni ancora coperti dalla camiciola di seta. D’istinto, portò le sue mani verso quelle del principe per allontanarle da sé ma fu inutile. “Elsa” fu un mormorio leggero, quasi delicato, eppure perentorio. La donna non lasciò le mani del principe ma non fece alcuna resistenza mentre anche la camiciola le veniva sfilata e lasciata cadere per terra – eppure le sue dita si erano fatti rigidi artigli sul dorso delle mani di Hans.

Non seppe trattenere un sospiro travagliato mentre le mani dell’altro tornarono sul suo seno e iniziarono ad accarezzarlo – una lieve brina comparve dal nulla sulle mani di Hans.

“Credete sia saggio congelarmi le mani, mia bella sposa?” chiese l’altro appoggiando la sua testa alla tempia di lei. “Trovo molto eccitante vedere i vostri seni così turgidi sotto il mio tocco. Avrei sperato fossi io a farvi questo effetto ma mi accontenterò”.

“Risparmiatevi i vostri commenti da maniaco!” ruggì a bassa voce Elsa, piantando con ancora più forza le dita nella pelle dell’altro.

“Elsa, Elsa, Elsa” Hans sospinse la donna verso il letto. Sdraiata a pancia in giù e con Hans sopra di lei, era una posizione che Elsa non tollerava affatto. Si girò di schiena con veemenza e fece scattare il braccio come una molla, indirizzando un sonoro schiaffo sulla guancia del principe.

“Ho capito, non farò più commenti da maniaco. Non c’è bisogno di essere violente” esclamò con sarcasmo il principe, avendo ben cura di bloccare la donna con le gambe mentre si slacciava i bottoni della giacca dell’uniforme. A mano a mano che i centimetri di pelle venivano allo scoperto dalla spogliazione del principe l’ira della regina mischiata alla tensione cresceva sempre di più. E quel maledetto riusciva a spogliarsi tenendola ferma senza problemi con la sola forza delle sue gambe! Ma quanto era forte? Lo aveva giudicato un damerino, doveva a malincuore ricredersi.

“Prenderete freddo come mai in vita vostra se vi spogliate” replicò secca Elsa.

“Vi state preoccupando per me?” chiese con una nota di sorpresa Hans.

“Certo che no, sto solo tentando di dissuadervi dal torturare i miei occhi alla vista di voi senza vestiti addosso!”

“Ah, ecco, mi sembrava strano.”

Sciolse il fermaglio che teneva stretto lo chignon della regina. “Siete splendida con i capelli sciolti” mormorò più a se stesso che alla donna, contemplandola per qualche istante. L’espressione di Elsa si fece più dura, e Hans non volle perdere la possibilità di stuzzicarla ulteriormente.

“Comunque, io non temo il freddo … tra poco saremo impegnati in attività fisiche molto riscaldanti, vedrete!”.

Stavolta la mano non arrivò mai a colpire una seconda volta il viso di Hans. Il principe glielo impedì, afferrandole il braccio e bloccandolo sul letto. Si avventò sulle sue labbra, abbandonando improvvisamente la delicatezza e imponendo alla regina un bacio diverso, totalmente differente dal casto appoggiare di labbra che le era stato riservato in pubblico, un bacio più profondo e malvagio …

Anche Elsa decise di lasciar perdere la pacata accettazione della situazione. Colpì ripetutamente la schiena del principe con il braccio rimasto libero e solo quando avvertì le mani dell’altro sollevarle la gonna prese a scalciare ossessivamente e morse forte il labbro superiore di Hans, che si scansò da lei con una esclamazione di sorpresa e dolore. Sanguinava. E tremava. C’era la neve nella stanza. Di fatto, si poteva quasi credere di essere nei giardini in inverno, anziché in una stanza ammobiliata.

Elsa si sollevò per alzarsi dal letto ma Hans la trattenne. Elsa non si risparmiò e coprì Hans di graffi e calci alla cieca. Ma anche l’uomo ne aveva abbastanza. Le strappò la gonna e, con uno scatto rabbioso, la atterrò nuovamente sul letto, spingendola giù con tutto il suo peso e togliendole a forza le mutandine. Elsa non si era mai sentita così umiliata in tutta la sua vita. Avvertiva le mani dell’altro toccare senza alcun rispetto la sua intimità, avvertiva la sua bocca sul suo seno, la lingua tastare famelico il capezzolo. Avvertiva uno schifo oltre ogni limite della sopportazione umana.

“Adesso la facciamo finita, regina Elsa” sibilò minaccioso il principe slacciandosi i pantaloni e tirando fuori i suoi attributi.

Fu un colpo secco, deciso. Elsa non comprese subito quello che era appena successo, provò soltanto il dolore di una coltellata irrompere dal basso ventre. Sentì il grido che proruppe dalla sua gola e i rantoli spezzati di quell’animale contro il suo orecchio.

“State rilassata, Elsa” non vi era arroganza nella sua voce, solo indifferenza mentre spingeva il primo affondo dentro di lei.

“No … no!” esclamò tesa la donna, col cuore che le batteva all’impazzata, immobilizzata dallo shock e dal dolore.

Hans si fermò “Cercate di rilassarvi perché adesso inizierò a muovermi e vi farà male”.

“Levatevi di dosso!”

“Spiacente, non lascio le cose a metà”.

“Fate schifo!”lo colpì con un pugno, un altro, e poi un altro ancora.

“Peggio per voi!” Hans ricominciò a muoversi, dentro e fuori di lei, incurante dei suoi sussulti sofferenti, senza mai guardarla in faccia. Non l’aveva ancora mai fatto.

Le dita di Elsa, ancora libere, si fecero arpioni pungenti e tentarono di graffiare gli occhi del principe. Fu allora che Hans le afferrò entrambe le mani, bloccandole sul materasso, sopra la sua testa, e commise l’errore che fino a quel momento aveva evitato di compiere: la guardò negli occhi.

“Smettetela di ri-bel-larvi” voleva essere autoritario, ma la consapevolezza di quanto stava accadendo ne aveva mutato la voce, rendendola incerta. Si bloccò ma distolse subito lo sguardo. Non voleva darlo a vedere: voce a parte, Hans aveva dominato la sorpresa. La sorpresa di vedere l’espressione della regina non più dominata dall’odio, dal rancore e dalla rabbia che aveva fino a quel momento mostrato e che lui aveva deciso di accettare, bensì dalla paura e dal dolore. Erano lacrime quelle che bagnavano i begli occhi sgranati? E quella smorfia..? E il freddo …

Presto però quei pensieri furono scacciati da un dolore intenso proveniente dalla spalla, un freddo pungente. Non si era nemmeno accorto di aver lasciato le braccia della regina in quell’attimo di stupore, e lei ne aveva approfittato. Hans la guardò di nuovo in volto, l’espressione sgomenta di lei era nuovamente sostituita dalla furia.

“Non sarò soltanto io a soffrire, principe Hans!”

Lui aveva colpito lei e ora lei ricambiava con la stessa moneta. Beh, quasi la stessa. Hans lo riteneva giusto, dopotutto. Tentò di ignorare il dolore e si impose di porre termine all’atto.

Il giovane non credeva possibile poter separare eccitazione fisica e piacere, non gli era mai successo prima con nessuna delle belle dame e giovani cameriere con cui aveva intrattenuto piacevoli attività quando si trovava a casa sua. Eppure stava accadendo proprio questo, si stava muovendo meccanicamente per spegnere quella tensione dettata dall’istinto animale che anelava di trovare sfogo, oltre che per contrastare il gelo che gli era entrato nelle ossa. Si sforzo di ignorare il sangue che colava dalla ferita alla spalla e che imbrattava il suo braccio e le lenzuola – non osava sporcare Elsa col suo sangue e non voleva più guardarla nemmeno per sbaglio.

Finalmente, per la gioia di entrambi, tutto finì. Hans si liberò in Elsa con un sospiro travagliato mentre la donna gemeva per lo schifo. Aveva gradito il non essere stata imbrattata dal sangue di quel maledetto, ma a poco valeva quel gesto quando si rese conto di esser stata sporcata con altro.

Una volta libera dallo scomodo abbraccio, si scostò da lui con la stessa rapidità che avrebbe avuto a contatto col fuoco, e si rifugiò oltre la porta comunicante che dava alla stanza da bagno attigua alla camera da letto.

Hans poteva percepire il freddo farsi via via meno intenso ma la cosa non lo rincuorava. Si alzò dal letto, ignorando il suo sangue ma con lo sguardo fisso su altro sangue, in posizione distante rispetto a quello perso dalla spalla, poche macchie scarlatte di piccole dimensioni. Non ci voleva un genio per capire che quel sangue non era suo, ma di Elsa. Dunque lui era stato il suo primo uomo. Lo aveva immaginato, eppure non si sentiva per nulla compiaciuto.

Si riallacciò i pantaloni e si diresse verso il camino, dove alimentò il fuoco per riscaldare la stanza. Non fece nulla per rimuovere la stalattite conficcata nella spalla, il fuoco l’avrebbe sciolta e allora avrebbe curato la ferita. Non era arrabbiato per l’uso che Elsa aveva fatto dei suoi poteri. Non l’aveva ucciso, come avrebbe potuto fare facilmente, né lo aveva ferito in modo serio. Lui aveva ferito lei e lei aveva ferito lui. Sentiva piuttosto di essersi rimesso in pari con lei, sebbene non ne fosse così sicuro.

Tuttavia non poteva farci niente. C’era un piano da rispettare, un piano a cui avrebbe volentieri fatto a meno di partecipare, ma ormai c’era dentro e non poteva più fermarsi.

Redenzione

Titolo: Redenzione
Capitolo: 3/?
Fandom: Frozen - il regno di ghiaccio
Pairing: Hans/Elsa
Beta: Yuki Delleran
Rating: Arancione (rosso per il IV capitolo)

CAPITOLO 3

Era la prima volta, in quei quattro anni, che Elsa avrebbe desiderato chiudere nuovamente le porte e buttare fuori tutti, incluso il fresco maritino.

Uniche eccezioni, ovviamente, Anna, Olaf, Kristoff e Sven. Loro li avrebbe sequestrati e rinchiusi nella sua stanza, dove si sarebbe rannicchiata abbracciandoli come fossero stati una enorme coperta di Linus umana.

E invece, ora si ritrovava regina, e questo andava bene, E moglie.

Moglie di Hans…!

Le sue dita pizzicavano nascoste dai soliti guanti (erano un’utile barriera, le facilitavano il controllo della magia, quindi non aveva mai smesso di usarli) ma stavolta di un bianco verginale in accompagnamento al delizioso, semplice ma raffinato, abito da sposa. Come avrebbe potuto liberarsi di quel fastidioso pizzicore? Congelando o strozzando il marito a mani nude? Questo era il dilemma! No, il dilemma più grande era che non poteva fare né l’una né l’altra cosa, anche se, oddio, come lo avrebbe desiderato, mentre il verme le prendeva la mano e l’accompagnava al centro del salone per aprire le danze.

“La mano sulla schiena, toglila da lì! Ma guardalo come ci sta prendendo gusto! Guarda che so che hai capito benissimo quello che voglio, piccolo verme schifoso, sennò non faresti quel sorrisetto compiaciuto! Oh, guardiano che sei rimasto nel mio castello di ghiaccio sulla Montagna del Nord, quanto sto rimpiangendo la tua assenza in questo momento!”.

Fortunatamente, avevano avuto l’obbligo di aprire le danze, non danzare sempre insieme.

Al termine del ballo Elsa si allontanò con nonchalance e nessuno ci trovò nulla di male. Nessun altro ospite poté ballare con la sposa, solito riserbo ormai accettato come parte della personalità della regina, che cosa ci si può fare? Elsa venne reclamata da Anna, Kristoff (anche per la coppia solo un ballo, dietro minacce della dolce Anna al suo cavaliere, che non voleva mostrarsi per troppo tempo come l’impedito, zotico elefante nel negozio di cristalleria) e Olaf. Per ovvie ragioni, la renna non era stata ammessa alla sala, ed Elsa, pur essendo regina, avevo deciso di accondiscendere a tale scelta. Non per impedire il guasto di una caduta di stile nel solenne ricevimento reale, sia chiaro, ma per avere l’ottima scusa di tagliare la corda e uscire con i tre amici a far compagnia a Sven.

“Oh Elsa!” il lamento di Anna suonò straziante nell’animo di Elsa mentre le sorelle si abbracciavano con trasporto. Lì all’aperto, nella solitudine dei pressi delle scuderie reali dove alloggiava Sven, non c’era bisogno di fingere che tutto andasse bene (non ci sarebbero stati mai più segreti tra le sorelle, Elsa lo aveva giurato sulla memoria dei genitori).

“Tutto sommato, le cose potevano andare peggio” disse Elsa, e Anna si separò guardandola sgomenta. Il verme a casa loro. Poteva davvero andare peggio?

“Devo soltanto sopportare la presenza di un verme al mio fianco. Non ci farà del male, non potrebbe farcene senza rimetterci. Ora, mi aspetto che non sia abbastanza idiota per farlo”.

“Esatto Elsa” Kristoff aveva ormai raggiunto abbastanza familiarità con la sorella della sua … a-hem … amica, da poter dare del tu alla regina, con il benestare della sovrana ovviamente. “Devi soltanto tenerlo al suo posto. Se c’è qualcuno che può farlo quella sei sicuramente tu!”.

“Certamente, e se non dovesse capire bene la situazione, un paio di stalattiti dove non batte il sole non gliele toglie nessun al nostro principe!” esclamò Olaf.

Le sue parole ebbero subito un effetto sdrammatizzante sul terzetto, che immaginò anche senza volerlo il povero Hans alle prese con le peggio cose che una mente vendicativa poteva concepire.

“Oh, Olaf, se non esistessi dovrebbero inventarti!” .

“A questo proposito Elsa” proseguì baldanzoso il pupazzo “potresti inventarne quanti ne vuoi, di pupazzi di neve! Non mi dispiacerebbe avere un amico. Non fraintendetemi” si affrettò ad aggiungere “voi siete miei amici e vi voglio un mondo di bene, ma qualche volta penso a come sarebbe bello avere vicino qualcuno che mi assomigliasse!”.

“Penso di capire cosa intendi” rispose Elsa “tu sei un pupazzo e noi esseri umani. Cerchi qualcuno non diverso da te”. Elsa poteva capire eccome. Non aveva idea se, al mondo, esisteva qualcuno come lei, con strani e pericolosi poteri. Anche se ce ne fossero, chissà quanto lontani erano … chissà, se ne avesse conosciuto qualcuno durante l’infanzia, avrebbe avuto così paura di se stessa?

“Elsa, non è un’idea malvagia! Potremmo creare una fidanzatina per Olaf!” esclamò Anna.

“Ci risiamo!” sospirò Kristoff, scuotendo la testa davanti alla ragazza entrata nuovamente in modalità romanticismo da diabete.

“Un amico maschio andrà benissimo” borbottò Olaf, che su certi argomenti non era tanto diverso dal montanaro.

“Allora proverò subito!” esclamò Elsa. A parte il fatto che voleva pensare a tutto meno che al verme che probabilmente l’attendeva all’interno del castello (ma più probabilmente si stava gustando il ricevimento da protagonista assoluto), il pizzicore alle dita non era ancora passato, segno che la magia anelava di manifestarsi.

Si tolse i guanti mentre si allontanava di pochi passi dal gruppetto. Si fermò e, ad occhi chiusi, concentrò in sé l’energia e la diresse verso le sue mani. Non era molto diverso rispetto al lavoro di un artigiano, seppur con le ovvie differenze soprannaturali (ricordò che la similitudine gliel’aveva suggerita Kristoff): con un’idea in testa e la propria energia, le mani come strumento e il ghiaccio come materiale, poteva creare meraviglie.

Sotto il suo controllo, vide la luce un nuovo pupazzo di neve.

Non era graziosissimo ma nemmeno brutto, comunque Olaf non aveva mai visto un pupazzo più bello di quello, a parte lui, beninteso. Era eccitatissimo come un bambino la mattina di Natale.

Mentre sistemava sopra la testa della sua creazione la nuvoletta di neve che gli avrebbe garantito la sopravvivenza, Elsa si sentì commuovere, come sempre e accadeva ogni volta che, col suo potere, donava un po’ di felicità a qualcuno.

Il nuovo pupazzo aprì gli occhi chiari (erano semplici solchi disegnati sulla neve) e si guardò intorno con espressione incerta. Il sorriso composto da bianchi sassolini si allargò quando udì la voce di Olaf che si stava avvicinando a lui.

“Ciao, io sono Olaf e amo i caldi abbracci! Tu chi sei?” gli chiese con aspettativa.

“Nasco bianco, fresco e bello

con la faccia da monello,

del bel sole ho un gran terrore:

mi distrugge in poche ore.

Ho la testa, ma non ragiono:

insomma, chi sono?” recitò il nuovo.

Il sorriso si fece un po’ incerto.

“Non me lo ricordo. E comunque” proseguì ancora rivolto in direzione di Olaf e del gruppetto ammutolito ma senza guardare nessuno “Non è che potreste accendere la luce? È tutto buio qui!”.

Redenzione

Titolo: Redenzione
Capitolo: 2/?
Fandom: Frozen - il regno di ghiaccio
Pairing: Hans/Elsa
Beta: Yuki Delleran
Rating: Arancione (rosso per il IV capitolo)


Capitolo 2

Non era un pupazzo di neve molto grazioso ma al bambino non importava. Lo aveva fatto lui, tutto da solo, e ne era soddisfatto. Aveva ispezionato con cura i sassolini per trovare quelli più piccoli e candidi che nell’insieme avessero tutti più o meno la medesima dimensione per creare la dentatura; era sgattaiolato nelle cucine alla ricerca di una patata rossa che fungesse da naso; i bottoni di un cappotto divenuto troppo stretto diventarono occhi brillanti; infine, aveva usato i suoi vecchi guanti, la sua vecchia sciarpa e un suo vecchio berretto affinché il pupazzo avesse qualcosa di suo in regalo. Come tocco finale, il bambino diede alla sua opera un nome, con l’orgoglio di un padre che impone il nome al proprio figlio: Knut.

Naturalmente il bambino non poteva provare affetto paterno per la sua creatura, aveva soltanto cinque anni! Provava affetto, quello sì. La prima volta che lo aveva guardato, completamente formato e “vestito” di tutto punto, aveva deciso che Knut sarebbe diventato il suo migliore amico.

Del resto, il bambino non aveva molta scelta. Educato a palazzo da un precettore, non aveva che contatti sporadici con i figli degli altri nobili. Di immischiarsi coi figli dei servitori non se ne parlava nemmeno: era stato educato a tenere in elevata considerazione il suo altolocato lignaggio; non che al bambino, troppo piccolo per comprendere una cosa così astratta, importasse qualcosa, quando dalla finestra osservava i bambini poveramente vestiti divertirsi a rincorrersi nel cortile dell’area riservata alla servitù, tuttavia non aveva mai pensato di disobbedire al suo rispettato padre.

Quest’ultimo non riteneva importante trovare dei compagni di giochi per il figlio più giovane: con dodici fratelli a disposizione, pensava, era impossibile soffrire di solitudine!

Se solo il padre avesse speso per il bambino almeno un quarto del tempo che riservava alle questioni di Stato e all’allevamento del figlio maggiore, suo erede, avrebbe compreso quanto errato fosse stato il suo giudizio.

I figli maggiori, data la grande differenza d’età, non davano bado al piccolo, non lo prendevano mai sul serio, e comunque avevano altri interessi e impegni che inevitabilmente li tenevano lontani.

Le cose non andavano meglio coi fratelli più giovani, e il bambino doveva ancora capire se erano preferibili i dispetti e l’essere escluso dai giochi oppure l’essere totalmente e palesemente ignorato, come avevano iniziato a fare tre tra i più bulletti dell’intera nidiata di figli.

Sarebbe rimasta l’opzione diventare mammone attaccato alle gonne della sua regale madre ma, ahilui, la donna non aveva tempo materiale da dedicare al figlio, divisa tra i mille impegni familiari e di lavoro. La governante che gli fece da nutrice durante la prima infanzia? Per lei l’allevamento dei figli altrui era soltanto un lavoro, punto.

Come risultato di tutto ciò, il piccolo Hans crebbe con la solitudine nel cuore, oltre che fuori, ma ora Knut era con lui.

Hans passava ore e ore all’aperto, sfidando le rigide temperature invernali, a raccontare storie o, più semplicemente, i propri pensieri. E siccome il pupazzo non poteva rispondere, Hans parlava per entrambi.

Quella piacevole avventura fu dura a morire. Alla prima neve di una nuova stagione invernale, Hans tirava fuori dal suo cassetto segreto bottoni, sassolini, sciarpa, guanti e berretto, conservati gelosamente per restituirli puntualmente al suo legittimo proprietario, e correva ad incontrare, dopo tanti mesi, il suo caro amico.

“Nasco bianco, fresco e bello

con la faccia da monello,

del bel sole ho un gran terrore:

mi distrugge in poche ore.

Ho la testa, ma non ragiono:

insomma, chi sono?”

Hans ridacchiava allegramente mentre finiva di sistemare la sciarpa intorno al collo del pupazzo di neve. “Sono Knut e amo gli amici sinceri!” rispose alterando la voce.

Lo abbracciò e continuò a ridere, felice come non mai.

***

Si scrutarono in cagnesco per lunghi, interminabili minuti, e nessuno dei due sembrava intenzionato a infrangere il pesante silenzio che era calato dal momento stesso in cui avevano messo piede nella stessa stanza.

La norma richiedeva la presenza dei diretti interessati, in quanto maggiorenni e vaccinati, alla stipula del contratto prematrimoniale indispensabile per il via libera alle nozze di un monarca con un membro di un altro Casato. La norma avrebbe altresì richiesto la presenza di ministri di ambo le parti, a supporto degli interessi del proprio signore, ma avendo previsto il clima glaciale (in senso più figurato che letterale) che si sarebbe potuto creare, alla fine avevano disertato tutti, lasciando alla regina di Arendelle e al principe del Regno delle Isole del Sud l’ardua impresa di arrangiarsi con la stipulazione del contratto senza spargimenti di sangue.

Elsa prese mentalmente nota di fare un discorsetto ai suoi ministri per il tiro mancino che le avevano tirato, ma si sforzò anche di vedere il lato positivo della faccenda: niente riunione dei ministri, minori possibilità di avere intorno Anna. Elsa voleva tenere la sorella il più lontano possibile dal verme e l’avrebbe fatto fino a che le fosse stato possibile.

Rivolgere la parola all’essere che le sedeva di fronte e che la stava guardando con un’espressione a metà tra la rabbia e l’inquietudine la seccava enormemente, ma era consapevole che farlo le avrebbe permesso di prendere in mano le redini della conversazione, arrivare al sodo e chiuderla il prima possibile. Aveva ben chiaro cosa avrebbe ottenuto da quel matrimonio ma anche, e soprattutto, cosa avrebbe rischiato, ed Elsa aveva tutte le intenzioni di preservare se stessa ed Anna da possibili futuri incidenti.

“Principe Hans” pronunciò il nome marcando bene l’acidità nella sua voce “avevo sperato che la vostra famiglia avesse preso provvedimenti nei confronti di qualcuno colpevole di aver coperto di vergogna il proprio casato, e invece eccovi qui, a proporvi come mio sposo” un’altra dose di acidità impregnò in modo quasi palpabile la parola sposo “mi auguro che abbiate una buona spiegazione per questa faccenda”.

Hans rimase in silenzio per qualche istante prima di rispondere. “Regina Elsa” ricambiò il titolo con la medesima cortesia “non dubitate, i miei fratelli mi hanno riservato un trattamento che non potrò dimenticare finchè vivo. Vi rammento tuttavia che sono passati quattro anni”.

“Ad Arendelle, un tentativo di regicidio viene punito con l’ergastolo, quando non con la pena di morte” .

“È così anche nelle Isole del Sud, ma vedete” fece affiorare sul bel volto un sorrisino beffardo “io non ho attentato alla vita del sovrano del Regno delle Isole del Sud, ma a quello di un altro Paese. E la grazia per un tentativo di omicidio di un monarca straniero in terra straniera arriva in fretta se sei un membro della Famiglia Reale che ti deve giudicare”.

Elsa strinse gli occhi in una espressione di disgusto malcelato. “Non avete risposto alla mia domanda. Perché siete qui?”.

“Perché nessuno dei miei fratelli, per quanto tentati dalla possibilità di stabilire un’alleanza tra famiglie regnanti, la mia e la vostra, vi voleva come consorte. Quindi hanno mandato me per penitenza”.

“Penitenza?”. Stramaledettissimo stronzo!

“Chiamatela, se preferite, espiazione, tentativo di redenzione o altri sinonimi, ma vi giuro che penitenza è la parola che hanno usato i miei fratelli”.

“Certamente, io mi fido dei vostri giuramenti”.

“M’importa poco di ciò che pensate” il principe piantò bene gli occhi fissi in quelli della regina che cercavano di non tradire la sorpresa di trovarci una freddezza che poteva competere con il suo ghiaccio “Voglio Arendelle. Questo vi è stato chiaro quattro anni fa, vi è chiaro anche adesso. È per questo motivo che vi sposo di mia libera scelta”.

Elsa scattò in piedi “Non sarete mai re di Arendelle!” esclamò “Sono io la regina! Voi non sarete altro che il principe consorte”.

“Mi sta benissimo!” esclamò di rimando Hans, restando seduto al suo posto.

“Sarà scritto nero su bianco, così che non vi sia alcun dubbio su questo fondamentale dettaglio. Non solo” proseguì la donna “Se mai dovesse accadere qualcosa di grave a me o ad Anna (tipo, che so, morire) sappiate che basterà l’ombra del sospetto che dietro ci sia una vostra manovra e passerete il resto dei vostri giorni in una delle nostre celle con l’accusa di alto tradimento!”.

“Nessun problema, mi accontenterò del ruolo di principe consorte. Sarà sempre meglio di niente. Ad ogni modo, guardatevi bene, voi e vostra sorella, dal muovere false accuse per liberarvi di me!”.

“Non fate l’errore di giudicare me o Anna sulla base del vostro deprecabile metro di giudizio. Quello che state insinuando è un’azione che voi avete commesso in passato. Comportatevi bene, e state pur certo che ricambieremo il favore!”.

“Benissimo”.

“Non è finita qui. Se dovessi morire comunque di morte prematura, Anna diventerà reggente di Arendelle fino a quando il suo futuro figlio primogenito avrà raggiunto la maggiore età, e allora sarà lui a ereditare il trono. Allora il vostro ruolo di principe consorte diverrà totalmente marginale”.

“In altre parole, dovrò augurarvi lunga vita e una buona morte nella vecchiaia per poter godere dei privilegi di principe consorte di Arendelle”.

“Esattamente”.

Hans si soffermò a pensare per interminabili minuti sulle condizioni poste dalla regina.

“Sia come desiderate, regina Elsa. Tuttavia voglio anch’io una garanzia. Non dimenticate che non siete nella posizione di decidere su tutto quando è il mio Paese che deve aiutare il vostro!”.

Odioso piccolo verme che gira il dito nella piaga….

“E sarebbe questa garanzia?”

“Sarò principe consorte, con tutti gli onori e gli oneri che la posizione richiederà, eccezion fatta della reggenza in caso di vostra morte prematura. Ma anche la mia vita dovrà essere al sicuro da aggressioni, soprattutto dal congelamento che sappiamo essere la vostra attività preferita”.

Ma che razza di insinuazioni..?!

“Potete stare tranquillo: voi fate il bravo e non vi prenderete nemmeno un raffreddore a causa mia!”

“Desidero che sia messo tutto per iscritto.”

“Accordato”.

***

Fu così che, superate le formalità, Arendelle venne vestita a festa per la celebrazione del matrimonio tra l’amata regina Elsa l’affascinante principe Hans del Regno delle Isole del Sud.

La popolazione era raggiante per l’evento: ricordavano il grande cuore che il giovane aveva dimostrato di avere quando, nei gelidi giorni che erano seguiti all’incoronazione di Elsa, si era prodigato nel portare soccorso e conforto alla gente infreddolita, senza mai far mancare il proprio sostegno alla sovrana lontana anche quando tutti avevano iniziato a cedere alla paura e, quindi, al sospetto che la regina fosse un pericolo per Arendelle.

La gente non poteva sapere ciò di cui erano a conoscenza solo i diretti interessati e la ristretta cerchia dei ministri, cioè che dietro l’avvenenza e i modi cortesi si celava di fatto un’anima nera, pronta a servirsi dell’inganno e dell’omicidio pur di raggiungere i suoi egoistici scopi.

Basandosi su poche informazioni a disposizione, la gente comune, nella sua semplicità, aveva concluso che la regina si era sinceramente innamorata di un ragazzo d’oro, e che l’unione regale avrebbe condotto Arendelle fuori dalla crisi che imperversava.

Anna aveva capito le ragioni della sorella ma non le condivideva. Aveva assistito ai preparativi per il ricevimento di nozze e si era dovuta trattenere dal dire a chicchessia la verità su quel matrimonio, ossia che era il risultato di una coercizione anziché di una libera scelta.

“Lascia che almeno loro si godano la festa” le aveva detto Elsa “lo sa il cielo se nell’ultimo periodo non hanno avuto altre occasioni per essere allegri”.

Anna aveva ubbidito ma non era così brava a celare i suoi sentimenti nella maschera di riserbo che Elsa aveva da anni imparato a indossare magistralmente.

Talvolta capitava che qualche servitore le chiedesse il motivo del suo essere giù di corda. La risposta, uscita di getto la prima volta, ma via via resa sempre più raffinata nella sua premeditazione, era sempre la stessa:

“Mi sembra così strano che d’ora in avanti non avrò più la mia sorellona tutta per me! Ma allo stesso tempo, mi rende impaziente di sposarmi presto anch’io”.

Anna aveva imparato che, se accennava al suo desiderio, i servitori si sforzavano di mettere la ragazza di buon umore chiedendole del suo è-soltanto-un-amico-sì-ma-chi-ci-crede-p Kristoff, e così la faccenda “sguardo afflitto” veniva presto rimossa dalla testa degli interlocutori con qualche vivace e sincera risposta della principessina.

***

“Io, principe Hans delle Isole del Sud, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

Il cuore di Anna batteva furiosamente nel petto. Visione deliziosa nel suo abito da damigella d’onore, si trovava in una posizione privilegiata, in piedi dietro alla sposa, per notare quanto sentimento il verme ci stesse mettendo nel recitare i voti nuziali.

Sembrava così sincero, un vero sposo innamorato…

Represse un brivido. Nei piani di Hans, quelle parole erano destinate a lei. La dolcezza della sua voce, la carezza dei suoi sguardi… erano tutte falsità. E ora recitava la vecchia parte con una nuova protagonista, la quale, a differenza della precedente, non tradiva alcuna emozione mentre ripeteva la formula davanti a tutta la corte riunitasi all’interno della cattedrale.

Solo in un momento Anna avrebbe giurato di aver visto la determinazione della sorella vacillare. Era stato durante lo scambio degli anelli: le mani di lei erano scosse da un lieve tremito mentre toccava quelle del suo sposo allo stesso modo con cui avrebbe toccato le spire di un serpente pronto ad attaccare.

Possibile che nessuno, a parte lei, si accorgesse di quanto stava accadendo?

Distolse lo sguardo e cercò Kristoff. No, Kristoff e Olaf, entrambi elegantemente vestiti per quel gioco degli sponsali, uno con un completo da cerimonia e l’altro con un vistoso papillon dai colori caldi, non si erano lasciati ingannare, e le loro espressioni stonavano tra gli altri partecipanti commossi e felici. Sembravano degli attori che si erano preparati per uno spettacolo diverso da quello che stava andando in scena. Due personaggi drammatici nel bel mezzo di una commedia. Ma i protagonisti del dramma erano quattro, loro due, Anna ed Elsa.

“Vi dichiaro marito e moglie”.

Aspetta aspetta aspetta… è il momento del bacio?!

Cioè, lui deve baciare…? No no NO!!!

Si trattenne dal saltare davanti ad Elsa. Stavolta non c’era una spada pronta ad affondare nelle sue carni eppure il carnefice era ancora lì, davanti a loro, pronto a colpire, e stavolta il dovere le imponeva di non salvare la sua amata sorella e di guardare le belle labbra del principe sfiorare quelle immobili della regina.

Il popolo proruppe allora in un fragoroso applauso e in un tripudio di felicitazioni ai neosposi, senza minimamente sospettare che il riserbo della sposa potesse avere una ragione totalmente, lontanamente diversa dalla timidezza.

Redenzione

Ops, mi son dimenticata di pubblicare la storia anche qui! Che blogger lavativa!

Titolo: Redenzione

Fandom: Frozen - il regno di ghiaccio
Pairing: Hans/Elsa
Beta: Yuki Delleran
Rating: Arancione (rosso per il IV capitolo)


Capitolo 1

Elsa stentava a ricordare un tempo in cui era stata schiava della paura e prigioniera della solitudine.
Essere regina non era una passeggiata, eppure non era passato un solo giorno, negli ultimi quattro anni, che non avesse vissuto pienamente, con gioia e gratitudine.
Elsa non aveva recriminato gli anni in cui era stata convinta di essere un mostro pericoloso in quanto non riteneva necessario dover sprecare un’altra singola frazione del suo tempo in pensieri negativi. Aveva ritrovato una famiglia che la reclamava e la regina non trovava compito più piacevole che accontentarla. Non si trattava solamente di sua sorella Anna, e nemmeno delle new entries, ossia Olaf, Kristoff e… sì, anche quella simpatica canaglia di Sven!
Arendelle, con ogni suo singolo abitante, era la sua nuova famiglia allargata. Arendelle era stata cara a sua madre e suo padre, ed Elsa percepiva, nel passaggio di consegne che aveva rappresentato l’incoronazione, il legame con loro.
Amava Arendelle perché l’avevano amata i suoi genitori, perché era casa, e perché sapeva che il suo amore era ricambiato. Elsa aveva subito scoperto che l’inverno perenne che aveva scatenato quattro anni addietro era stato accettato da tutti come un incidente, e come tale era stato presto archiviato nella memoria collettiva del Regno.
Proprio in virtù dell’amore che i suoi sudditi le dimostravano, la giovane regina si impegnava al massimo per assolvere ai suoi doveri ed era decisa a difendere e proteggere il popolo che gli era stato affidato.
Mai avrebbe sospettato che tale inclinazione al dovere l’avrebbe messa nella condizione di dover rinunciare alla propria felicità…
La ruota della fortuna gira e gira, e a nulla valgono gli sforzi per opporsi alla sorte avversa: presto o tardi, sarebbe giunto il momento in cui una Nazione sarebbe stata chiamata ad affrontare una crisi che poteva mettere a repentaglio il futuro della Nazione stessa. Poteva essere una catastrofe naturale, una crisi economica, agitazioni politiche interne, il coinvolgimento in una guerra sanguinosa: poco importava la natura della crisi, un giorno questa avrebbe bussato alla sua porta.
Arrivò il periodo in cui Arendelle fu chiamata ad affrontare una delle più spaventose crisi economiche della sua storia. Era difficile rintracciare una causa; semplicemente, un giorno la moneta del Regno aveva subito una brusca svalutazione, e per questo motivo l’acquisto di indispensabili beni d’importazione si era fatto proibitivo.
Elsa aveva tentato, su consiglio dei suoi ministri, più strade per raggiungere nuove trattative commerciali, ma invano. Fiutato l’affare, non soltanto il Regno di Weselton, ma tutte le Nazioni confinanti erano disposte a suggellare trattative capestro, che potevano essere attuate solo accettando una svendita totale dei beni e delle risorse di Arendelle: un suicidio, per l’indipendenza di un Regno.
Nemmeno l’opzione di richiedere prestiti era percorribile: le Nazioni confinanti erano sì disposte a concederli, ma con tassi di interesse elevatissimi.
Alla fine, i ministri fecero presente alla loro sovrana che non le rimaneva che un’unica cosa da fare, se davvero voleva salvare il Regno…
Se solo Anna l’avesse saputo, pensò tristemente Elsa … beh, l’avrebbe saputo comunque. Tanto valeva farglielo sapere il prima possibile.

***
“Un matrimonio di Stato?” chiese Anna senza capire.
Le due sorelle si trovavano in uno dei tanti saloni del castello, sedute a un tavolo, davanti a una tazza di tè fumante e a un piatto di buonissimi biscotti che però non erano riusciti ad attirare l’entusiasmo della minore, catturata dalle parole della maggiore.
“A quanto pare, è l’ultima carta che mi è rimasta da giocare” rispose Elsa con un sorriso mesto e gli occhi spenti.
“Ma… l’amore? Come puoi anche solo pensare di poter sposare una persona che nemmeno conosci?” esclamò Anna. Elsa si guardò bene dal farle notare che proprio lei era la prima che doveva risparmiarsi quella frase. Da tempo il verme delle Isole del Sud e il suo falso doppiogioco non trovavano più posto nelle conversazioni tra le sorelle, ed Elsa non poteva che ringraziare il cielo che la sorella avesse imparato a imporsi di conoscere meglio le persone, prima di accordare loro la fiducia.
E comunque, aveva capito perfettamente la natura dell’obiezione di Anna.
“Oh, si può eccome… molte teste coronate si sono unite in passato, e si uniscono ancora, in matrimoni di Stato”.
“Mamma e papà si amavano!”.
“Nostra madre e nostro padre non si sono trovati coinvolti in una crisi finanziaria di tale portata”.
Anna tacque un momento ma subito riprese a obiettare “Ma non è giusto che tu…”
“Anna, non devi preoccuparti per me” la interruppe Elsa “in fondo non è detto che non troverò una brava persona con la quale instaurare un rapporto basato almeno sul rispetto e sulla simpatia reciproci!”.
“Non mi sembra una bella cosa comunque” rispose Anna con una espressione afflitta in volto. Non sapendo cosa dire per distogliere la sorella da quella che considerava pura follia, si portò alle labbra la sua tazza di tè.
“A me sta bene! Sai che ho molto più senso pratico di te! E appunto, parlando di te, il nostro Mastro fornitore di ghiaccio ti ha fatto finalmente la dichiarazione o si nasconde ancora dietro a Sven?”.
Anna, sentendo nominare Kristoff, sputò il tè che stava bevendo emettendo versi assai poco principeschi e avvampò per l’imbarazzo, tra le risate della sorella maggiore.
Elsa aveva colpito nel segno: Anna era partita per la tangente e aveva iniziato a parlare a raffica del suo argomento preferito (Kristoff, appunto).
Sentiva proprio il bisogno di lasciar cadere nel vuoto l’argomento matrimonio di Stato e fingere, ancora per poco, che tutto andasse bene.

***
Cosa aveva detto ad Anna? Che avrebbe sposato una persona con la quale avrebbe instaurato un rapporto basato almeno sul rispetto e sulla simpatia reciproci? Quale dio burlone aveva permesso che accadesse una cosa del genere?
Il giorno precedente, Elsa aveva appreso che soltanto la famiglia reale di un regno confinante aveva preso in considerazione la proposta di matrimonio.
Esatto, proprio il Regno delle Isole del Sud.
Che fortuna, aveva commentato Anna, avrebbero avuto il verme come cognato.
“Te le immagini le visite di famiglia durante le feste comandate? Dovremmo accogliere gentilmente quell’essere spregevole? Io non ci penso nemmeno!” commentò con fervore.
“No, non succederà” rispose Elsa “fatalità, proprio nei giorni di festa ci sarà sempre così freddo che il mare ghiaccerà. E dubito che il verme sarebbe disposto ad affrontare bufere di neve solo per venire a porci di persona gli auguri di Natale!”.
Se il bene di Arendelle doveva dipendere dal matrimonio con uno dei fratelli di Hans, allora Elsa si sarebbe rassegnata. Dubitava potesse esistere una persona peggiore di quel verme.

***
Aveva ragione. Dalle notizie raccolte dai ministri, sembrava che gli undici fratelli di Hans fossero delle brave persone. Il fratello maggiore era l’erede al trono del suo Regno e pertanto non era candidabile come promesso sposo. Arendelle doveva restare indipendente, il matrimonio con un membro cadetto di un’altra Casa Regnante avrebbe imposto quest’ultima il vincolo d’onore di aiutare la nuova famiglia reale di un regno alleato in difficoltà senza l’imposizione di vincoli usurai.
L’esperienza passata proprio con il più giovane (e il meno desiderato) dei pretendenti aveva messo in guardia la regina di Arendelle dal fidarsi ciecamente del report dei suoi ministri (come Hans si era dimostrato un ottimo attore, anche il resto della famiglia avrebbe potuto vantare medesime abilità “artistiche”) ma era consapevole di non potersi permettere il lusso di essere schizzinosa. Il matrimonio ci sarebbe stato, ma poteva sempre pensare di adottare delle contromisure da prendere in caso di necessità.

***
Ciò che Elsa aveva trascurato di fare era stato prendere in considerazione il fatto che, come lei aveva valutato i suoi pretendenti, così anche gli altri avevano espresso dei giudizi su di lei. Questo però, la giovane lo venne a sapere soltanto il giorno seguente all’offerta di matrimonio della casa reale del Regno delle Isole del Sud.
“Mi state dicendo che i principi sono spaventati da me?” chiese la regina ai suoi consiglieri.
Anna e Kristoff non avevano mai sentito la voce della donna così arrabbiata, sebbene Elsa avesse mantenuto un contegno algido e regale, di tutto rispetto.
Di norma le persone non nobili non erano ammesse alle udienze private tra la regina e i suoi consiglieri, ma Anna, che essendo la sorella della sovrana poteva presenziare ma non era obbligata a farlo, aveva insistito per conoscere subito il destino della sorella, soprattutto da quando il Regno delle Isole del Sud era tornato nella loro vita. Essendo Kristoff conosciuto per la sua capacità di tenere a bada la giovane, gli era stato accordato il privilegio eccezionale di partecipare, purché restasse in disparte e, naturalmente, non pretendesse il diritto di prendere la parola.
“Maestà, non si può negare che quanto accaduto quattro anni fa abbia portato grande turbamento nei regni confinanti. Di fatto, non hanno mai avuto modo di comprendere la natura del vostro potere. E ciò che non viene compreso può diventare fonte di paura”.
Elsa, a quelle parole, si rabbuiò ulteriormente. Era forse giunto il momento di pagare pegno per quella vecchia storia considerata ormai da tutti acqua passata?
“Poteva andare peggio” intervenne un altro dignitario “di solito, la gente cerca di distruggere ciò che non è in grado di comprendere. Dopotutto, nessuno dei Regni confinanti ha mai mosso guerra contro di noi”.
“Capisco quello che intendete dire ma spero possiate comprendere perché non riesco a fare i salti di gioia alle vostre parole” rispose la regina, alla quale il sarcasmo non faceva certo difetto.
“Resta il fatto” proseguì il ministro preferendo ignorare il commento della giovane “che l’unico Paese che ha accettato l’accordo matrimoniale è anche quello che conosce i fatti perché riportati da qualcuno che ha potuto vederli di persona. Mi riferisco al principe Hans, l’ultimogenito della Famiglia Reale”.
“Suppongo che non mi abbia fatto una buona pubblicità”
“Direi che pessima sia la parola più adatta, Maestà. Per farla breve, quasi tutti i principi sono convinti che voi siate una strega dalla quale guardarsi le spalle, non il genere di moglie che qualcuno vorrebbe avere al proprio fianco”.
“Ehi, vacci piano con le offese, brutto vecchiac…UHM UHHHHHM!!”
“Prego, non faccia caso a noi due” intervenne Kristoff con senso pratico mentre teneva la mano ben salda sulla bocca della principessa, col volto paonazzo di rabbia, seduta al suo fianco.
“Devo dunque concludere che la proposta di matrimonio è stata ritirata?” chiese Elsa, sforzandosi di dominare le proprie emozioni per più di un ragionevole motivo e di ignorare l’interruzione della sorella.
“Al contrario, uno dei principi si è dichiarato disposto a onorare l’accordo” rispose il capo del Consiglio, che appariva sempre più a disagio mano a mano che il suo discorso stava per giungere al termine.
“Si tratta… si tratta… ecco, vostra Maestà, si tratta del principe Hans”.
Anna, a quelle parole, rimase letteralmente di stucco, e Kristoff si sentì abbastanza certo di poterle togliere la mano che le tappava la bocca senza rischiare i timpani.
“Kristoff… ti sembra il momento di farmi le coccole?” mormorò scioccata la principessina. “Ti rendi conto di quello che il vecchio ha appena detto?”.
“Sì Anna, ho sentito benissimo. E per la precisione, non ti sto coccolando, ti sto scaldando. Non ti sei resa conto che la temperatura della stanza è appena scesa sotto gli 0 gradi?!”.
Già, Anna non si era proprio accorta della temperatura, e nemmeno sua sorella, ma gli altri presenti nel salone sì, oh sì che se ne erano accorti.
Per il bene di tutti, era giunto il momento di chiudere quella sciagurata riunione.

Frozen il regno di ghiaccio

Salve a tutti popolo,

per troppo tempo ho lasciato che internet diventasse covo di persone che ha tentato in tutti i modi di smontare il film Frozen (tipo qui -->  http://meruontheroll.wordpress.com/2014/01/14/frozen-il-regno-dei-buchi-nella-trama/). Alcune obiezioni, in effetti, sembravano efficaci… ma appunto, sembravano.

Il presente pamphlet ha l’obiettivo di prendere ciascuna obiezione e smontarla.senza.pietà.

Bando alle ciance e cominciamo subito:

Obiezione n. 1: la Disney si è dimostrata pigra disegnando le sorelle uguali a Rapunzel.

Smontaggio n.1: il gruppo che ha curato il character design è lo stesso di Rapunzel. Ovvio che i personaggi possano assomigliarsi. Devo tirare fuori esempi di mangaka che, tra un’opera e l’altra, presentano personaggi diversi ma con tratti simili? Simili, non uguali. E su questo punto non mi dilungo oltre.

Obiezione n. 2: nessuna spiegazione sull’origine dei poteri di Elsa, nessuna spiegazione su come fanno i genitori della bambina a conoscere i troll.

Smontaggio n. 2: i signori Disney avevano previsto le spiegazioni ma a quel punto o fai dei tagli al film o lo fai durare più di Titanic. Per maggiori informazioni vi rimando a youtube, cercate la canzone Springtime Pageant e il testo, scoprirete che dietro ai poteri della regina vi è una profezia dei troll (l’ispirazione del luogo è norvegese? Bene, sappiate che i norvegesi hanno i troll nel loro folklore, quindi tutti li conoscono).

Obiezione n. 3: la piccola Elsa chiama i genitori dopo l’incidente di Anna, nessuno a parte loro interviene alle sue grida? Servitù, guardie reali?

Smontaggio n. 3: probabilmente le guardie non è che ce le hanno attaccate al culo, forse stanno fuori dal castello …

Obiezione n. 4: i genitori di Elsa, per aiutarla, la blindano in camera sua. Ottimo modo per aiutarla a controllare i poteri.

Smontaggio n. 4: tenere Elsa separata dal resto del mondo non era il fine, era il mezzo. Finchè non ti controlli non puoi stare in mezzo alla gente. Mettetevi nei panni di Elsa: se hai paura a stare in mezzo alla gente, non credete che buttarla subito in mezzo alla gente sia il modo più spiccio per farle venire una crisi di nervi e, quindi, farle congelare tutti? Senza contare che, se fosse stata messa in evidenza la storia della profezia, la faccenda di tenere Elsa lontano da tutti diventava ancora più sensata.

Si potrebbe, per contro, chiedersi perché anche Anna è rimasta reclusa nel castello. Niente scuola? Niente amichette? Era un punto che mi aveva dato problemi più dell’isolamento di Elsa. Qui devo ammettere di aver fatto una forzatura di pensiero per giustificare la cosa, ed è la seguente: in quanto principesse, loro non vanno a scuola, hanno il precettore (viene citato nella canzone tagliata We know better).

Obiezione n. 5: c’è chi è riuscito a criticare persino il fatto che i genitori siano morti in maniera poco plateale.

Smontaggio n. 5: scusate? Devo proprio commentare? Oh, va bene, lo faccio. Plateale o no, al cinema i bambini avevano sollevato commenti turbati, almeno quelli in sala con me. La musica di sottofondo sottolineava decisamente bene la tragedia, come pure le parole di Anna al termine della canzone. E poi, volete davvero continuare a lamentarvi di questo fatto? Ok, continuo anch’io: la morte dei genitori non era il punto centrale della storia come poteva essere la morte del padre di Simba ne il Re leone. A, domanda: a nessuno è venuta, a suo tempo, voglia di scassare le palle sul fatto che, malgrado sia stato calpestato da centinaia di antilopi, il corpo di Mufasa era perfettamente integro?

Obiezione n. 6: ah, sapete che c’è pure chi sostiene che, per essere una storia incentrata sull’amore tra sorelle, non è che queste due dimostrassero chissà quale affiatamento prima dell’incidente di Anna?

Smontaggio n. 6: dai, davvero, devo smontare pure questo? Ok… vi rimando a youtube e alla canzone We know better. Trovatemi un’altra sorella maggiore felice per l’arrivo del nuovo nato.

Obiezione n. 7: ma chi cavolo governava Arendelle nei tre anni precedenti all’incoronazione di Elsa? E Anna, dovendo andare a recuperare la sorella fuggita, lascia tutto in mano a un principe straniero?!

Smontaggio n. 7: non sappiamo nulla della forma di governo di Arendelle, ma possiamo presumere, dalla presenza di ministri, che si tratti di una monarchia costituzionale. Ergo, gli affari di stato lo gestisce il Parlamento e la regina è una graziosa icona di rappresentanza. Magari Anna, pirla com’è, lo aveva ignorato e aveva dato un ordine idiota che probabilmente nessuno ha eseguito, ma nulla toglieva al principe Hans la possibilità di gestire gli aiuti alla popolazione infreddolita e di organizzare il soccorso delle principesse.

Obiezione n. 8: inverno perenne? Ma dura due giorni! Elsa che arriva alla montagna del Nord in un battibaleno rispetto a sua sorella?! Se si presume dalle aurore boreali che la storia è ambientata nel Nord Europa, possibile che la gente sia spaventata dalla neve?

Smontaggio n. 8: Il film dura due ore, il plot nella storia non si sa. Non abbiamo la voce narrante che ci dice “Passarono i giorni e finalmente Elsa arrivò sulla cima di una desolata montagna…”. Anna manco sa dove cercare la sorella, la prima indicazione sicura sulla strada da prendere gliela dà Kristoff! E scommetto che pure tu ti allarmeresti se venissi investito da bufere di neve in agosto!

Obiezione n. 9: si capisce fin da subito che Anna non rientra tra le simpatie di Kristoff, lui le fa la ramanzina sul vero amore che non nasce dopo mezz’ora e a fine film si baciano?

Smontaggio n. 9: col passare dei giorni una persona può cambiare idea, magari imparare ad affezionarsi alla dolce fanciulla, e comunque l’ha baciata, non le ha detto Sposami!

Obiezione n. 10: la slitta di Kristoff, caduta nel burrone, esplode come fosse un auto. Impossibile e ridicolo!

Smontaggio n. 10: ragazzi, c’erano lanterne a bordo, presumibilmente anche riserve di benzina per alimentarle. C’era del materiale infiammabile sulla slitta e, dulcis in fundo, la slitta era di legno. Punto.

Obiezione n. 11: Kristoff e Anna ridiscendono la montagna in linea retta per tornare al castello

Smontaggio n. 11: eccheccazzo, magari la discesa l’avevano già fatta ed erano arrivati nella parte pianeggiante! Mica possono mostrarci TUTTA la strada! Ah, notate che non mi sono nemmeno degnata di tirare in ballo il commento “che botta di culo, tra tutti i posti Anna viene colpita proprio al cuore!”. Embè, allora?

Obiezione n. 12: inutilità di Hans come cattivo della storia.

Smontaggio n. 12: piano, piano, piano! Se fosse stato inutile, il suo indice di gradimento dovrebbe rasentare lo zero assoluto, invece sembra essere un personaggio apprezzato! Inoltre, pensateci: il sacrificio di Anna non era più figo salvando la sorella da un omicidio piuttosto che da un “ommioddio si sta staccando un altro lampadario ora ti salvo e amiche come prima!”? Si nota una forzatura legata al fatto che Hans è carino con Anna anche prima di sapere che è la principessa? Signori, lui è un principe, deve essere cordiale con le dame, soprattutto quelle che urti con il tuo cavallo!

Obiezione n. 13: Anna corre a farsi baciare da Kristoff, scusa ma è opportunismo?

Smontaggio n. 13: a nessuno è sfuggito lo sguardo che i due si erano scambiati quando Anna è entrata al castello, eh? -_-

Obiezione n. 14: prima si trovano sul ghiaccio, poi tutti sulla nave?

Smontaggio n. 14: sullo sfondo vediamo un albero maestro sprofondato nel ghiaccio. Ergo, ghiaccio scongelato, nave riemersa.

Obiezione n. 15: Anna molla un pugno ad Hans e la gente dal parapetto del castello esulta, quando fino a dieci minuti prima erano intenzionati a fare la pelle alla strega (Elsa) e a fare di Hans il re di Arandelle?

Smontaggio n. 15: vi ricordo che il caro Hans aveva detto a tutti che Anna era morta, invece eccola viva, vegeta e in salute a dare ad Hans il benservito. Se sono un tipo intelligente, mi chiedo perché Hans mi abbia raccontato siffatta balla, soprattutto quando Anna aveva detto davanti a tutti che doveva baciarla per rompere il maleficio di Elsa (e quindi la vita della principessa era in mano sua). E senza essere così raffinati nel pensiero, immaginatevi di essere un bambino piccolo, vedete la vostra eroina colpire colui che VOI sapete essere il cattivo e subito dopo vedete personaggi a random che si lamentano e disapprovano tale atto? Non vi suonerebbe strano? Anche perché i bambini piccolini piccolini ignorano il punto di vista dell’altro come diverso dal proprio, quindi se loro sanno che Hans è il cattivo allora lo devono sapere tutti.

Obiezione n. 16: tutto sto casino e alla fine l’AMMMORE è la soluzione per sciogliere il ghiaccio?!

Smontaggio n. 16: se te la stai facendo sotto dalla paura, il ragionamento è la prima cosa che ti va in pappa. Perché credete che esista la psicoterapia cognitivo-comportamentale? Solo alla fine Elsa ha visto Anna sciogliere il ghiaccio con un atto di vero amore (Anna lo sapeva, Kristoff lo sapeva, ma Elsa NON era presente quando i troll avevano spiegato che solo un atto di vero amore può sciogliere il ghiaccio). Lei lo capisce solo dopo che Olaf le ha fatto il riassunto, e allora ecco che capisce che se ama Arandelle allora può togliere il ghiaccio. Aveva già capito che era la paura a incrementare il potere ma non conosceva il modo per limitarlo. Ora lo sa e può rimediare al suo… incidente.

Un appunto finale: come mai, all’inizio, alla gente faceva paura il potere di Elsa e, alla fine son tutti contenti di pattinare nel castello?

La risposta sta nella canzone che, sciaguratamente, si è deciso di tagliare: la profezia del ghiaccio perenne annunciata dai troll per mano di un sovrano di Arendelle doveva essere eterna, di morte del regno, game over Arendelle. Elsa, di fatto, era l’artefice designata della distruzione del suo regno. Alla fine si è visto che così non è, e la sua magia era sì pericolosa ma gestibile. A tal proposito, vi segnalo un’altra canzone non presente nel film, Life’s too short, dove si cita la possibilità o meno che sia proprio Elsa il sovrano della profezia. Ovviamente, come mi tagli la prima canzone della profezia, stesso destino doveva essere riservata a tutti gli altri riferimenti ad essa, ed è un peccato. Confido tuttavia nel fatto che ci sarà parecchio materiale nella parte dei contenuti speciali quando uscirà il dvd. E comunque, nulla vieta di usare il materiale scartato per creare un seguito di Frozen per l’home video…

Intanto, confido di aver portato contributo alla causa “Frozen è il regno di ghiaccio, non il regno dei buchi della trama”. Se trovate altre obiezioni, mi raccomando fatemi sapere e ne discuteremo!

*nervoso nervoso nervoso*

La guerra tra poveri: ho un fratello e un cugino, coetanei, disoccupati.
Nessuno dei due è stato una cima a scuola, ma mio fratello ha conseguito un attestato alberghiero e il suo lavoro manuale, a furia di stage, lo sa fare, il cugino ha fatto ragioneria, uscito dalla Maturità col rotto della cuffia dopo essere stato bocciato 3/4 volte (all'età che lui ha preso il diploma, io avevo preso la laurea breve).
Il fratello del cugino lavora come barista in un centro commerciale nel quale sia mio fratello che mio cugino hanno fatto domanda.
Indovinate chi è stato assunto?

Che rabbia, non solo per mio fratello ma anche per me che mai ho cercato conoscenze che potessero aiutarmi, aspettandomi che i titoli parlassero per me...
a sto punto, che ci affanniamo a fare? Devi essere paraculato pure per fare il magazziniere... capisco che un datore di lavoro si fidi di più della parola di chi già lavora per lui, ma questo, e mi spiace per la cattiveria che ci sto mettendo su mio cugino che pure deve lavorare anche lui, ma qui la storia della meritocrazia è proprio palesemente preso per il culo!

Fanfiction itacest

Stoppata dal regolamento di EFP, che vieta la pubblicazione di storie di incesti, pubblico qui la mia fanfiction NC-17.

Titolo: Granita bollente
Fandom: Axis Powers Hetalia
Pairing: Nord Italia / Sud Italia
Rating: Rosso
Warning: incesto

Granita BollenteCollapse )

Happy B-Day Denmark....

....e oggi che c'è la festa nazionale in Danimarca, temo seriamente che non potrò partire per lo SVE.

Mannaggia... :(

Eurovision Song Contest 2013




Games are open and all songs are choosen. :)
There are some beautiful songs and I think ESC will not have a long way to reach the new destination for ESC 2014... :)

I hope Italy will win of course (Marco Mengoni and his L'Essenziale is so beautiful! <3 ) but the challenge is very hard!

A request for not-italian girls here on livejournal: PLEASE vote San Marino at second semi-final!!! Italy cannot vote but the song is very very very pretty and Valentina Monetta deserves the final after her bullshit-song of the last year The social network song!!!

Oh, my preferences? I'll tell you when I'll see performances on tv! :3

Bye bye everyone!

Eurovision Song Contest! <3

Did you think I'm not interested ESC anymore?
WRONG! :D

I'm here to announce Italian singer we will represent Italy at ESC! My dear Marco Mengoni!



Mengoni is an obvious choice, or at least this was the feelings reading polls on web. We didn't know yet which will be the song he will sing at ESC, but this song, L'essenziale, is the winner of Sanremo. And it's beautiful.
Please RAI, make Marco Mengoni sing this song, possibly in ITALIAN!
Thank you!